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A DIO, TERRA!
Il pianeta Terra è gravemente “malato”: la voce allarmata e allarmante dei più autorevoli studiosi dell’ambiente, preconizza il collasso totale del “sistema Terra” in termini sempre più ravvicinati. Il “global warming”, questa “febbre” del nostro pianeta, costantemente in aumento, è ora seriamente valutato da governi e comunità internazionali in tutti i suoi devastanti effetti: interi paesi tra cui l’Italia e la Grecia rischiano la desertificazione, e già nazioni come l’Australia stanno sull’orlo di una vera catastrofe ambientale. Di fronte all’incalzare di questi mutamenti climatici, poco più che palliativi risultano le misure che i vari governi intendono adottare per ridurre le emissioni di anidride carbonica, nel contesto di una economia globale la cui parola d’ordine è “produrre di più e consumare di più”, con la inevitabile conseguenza di “inquinare di più”.
Ma c’è “qualcuno” che ha a cuore le sorti dell’umanità più di tutti noi: quel Dio che “in principio creò il cielo e la terra” (Genesi 1,1) e che in Cristo si è calato sulla terra per recuperarci a sé. Ebbene, ecco ciò che la Parola di Dio dice a riguardo della sorte ultima del nostro pianeta: “I cieli e la terra attuali sono…..riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della rovina degli empi… la terra con quanto c’è in essa sarà distrutta… e poi, secondo la Sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia”. Queste affermazioni non provengono da qualche peregrino “vangelo apocrifo”, di quelli che oggi suscitano tanto interesse in chi si vuole disimpegnare dai quattro Vangeli “canonici”: no, è lo stesso San Pietro - il primo “Papa” - a scrivere queste cose (II lettera, cap. 3, vv.7,10,13). Ma così si esprime anche l’apostolo Paolo (ad esempio in II Tessalonicesi 1,6-10); e in molti altri passi delle Sacre Scritture si parla di un “olocausto” che questa volta non riguarderà Israele, ma tutta un’umanità dove ormai l’iniquità “dilaga” ( per usare un’espressione di Gesù - il divino profeta - a proposito degli ultimi tempi: è nel Vangelo di San Matteo, cap. 24 v.12).
La Chiesa oggi esita a proclamare al mondo questa parte “sgradita” dell’annuncio evangelico: che è il “Dies irae”, il giorno dell’ira di Dio su questa terra. Eppure quel giorno ci sarà. E come fu con le piaghe che flagellarono la superbia dell’antico Egitto, sarà il preludio e il mezzo per la liberazione di quanti su questa terra non ci si sentono di casa, ci stanno “male”, e per il male che vedono attorno “si tormentano ogni giorno nella loro anima”: proprio come San Pietro - sempre nella sua II lettera, cap.2 v.8 - descrive lo stato d’animo di Lot prima che uscisse da Sodoma. “Ma nel giorno in cui Lot uscì da Sodoma” - dice Gesù stesso nel Vangelo, paragonando quel giorno al “Suo” giorno - “piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece perire tutti. Così sarà nel giorno in cui il Figlio dell’Uomo si rivelerà” (Vangelo di S. Luca 17, 29-30).
“Odi, oh Terra, dov’è la tua salvezza?”: si legge in una profezia avuta una dozzina di anni fa da un uomo della terra di Assisi - “Io faccio piovere secondo le stagioni. Io, ho creato la semina e la vendemmia; ma voi siete solo capaci di ubriacarvi delle vostre idee. I vostri iniqui pensieri hanno sconvolto tutte le cose belle da me per voi create…” (Dalla profezia "Alla città gaudente" di Marcello Ciai).
Massimo Coppo
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